L’universo condiviso degli Avatar Digitali nell’era dell’Intelligenza Artificiale

L’universo condiviso degli Avatar Digitali nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Una riflessione sul worldbuilding diffuso nell’era dell’intelligenza artificiale

Negli ultimi mesi, osservando con attenzione la produzione creativa che ruota attorno agli strumenti di intelligenza artificiale, sta emergendo un fenomeno curioso che non riguarda semplicemente la generazione di immagini, video o musica, ma la tessitura di vere e proprie trame tra personaggi virtuali.

Sempre più spesso creator, artisti o produttori utilizzano uno o più avatar generati con modelli AI che vanno al di là di un singolo post o contenuto: si tratta di personaggi  originali e senza connessioni con personaggi noti, nel rispetto totale del diritto d’autore, che ricompaiono in modo ricorrente, attraversano contesti differenti e vengono coinvolti in veri e propri plot twist narrativi costruiti intenzionalmente dagli autori. Il risultato, in rapido sviluppo, ricorda sempre meno la semplice produzione di contenuti e sempre più la nascita di un universo narrativo parallelo.

In molti casi questi avatar diventano una di identità persistente: possono apparire in videoclip musicali, in immagini e post sui sui social, in brevi cortometraggi o persino in contenuti interattivi. La stessa figura digitale continua quindi ad esistere e ad evolversi nel tempo, proprio come accade a un personaggio di una saga narrativa.

Personaggi che attraversano i progetti

La cosa più interessante di questo fenomeno è che gli autori inseriscono volutamente elementi narrativi che collegano i vari contenuti, creando una continuità tra essi anche quando, almeno in apparenza, non avrebbero alcun legame. Il meccanismo ricorda quello utilizzato nelle serie televisive e nel cinema, dove personaggi ed eventi ritornano in fasi successive per costruire un universo coerente. In questo caso esiste però una differenza fondamentale: questo universo si sta sviluppando in modo spontaneo e senza una regia centrale.

Il fenomeno VTuber: un precedente che conta

Prima ancora che l’AI generativa diventasse accessibile al grande pubblico, un movimento aveva già intuito le potenzialità narrative degli avatar digitali: si tratta della community dei VTuber, content creator che si presentano al pubblico attraverso un personaggio animato, in tempo reale o pre-animato, bidimensionale o tridimensionale. Attorno a questo personaggio viene poi costruita un’identità narrativa, una lore o una storia, che spesso si sviluppa in un arco narrativo. Realtà come Hololive o Nijisanji, due delle più grandi agenzie VTuber al mondo, ospitano personaggi che possiedono backstory elaborate, interagiscono tra loro e partecipano a vere e proprie storyline collettive. Un esempio noto è quello di Kizuna AI, una delle prime VTuber a raggiungere notorietà globale, che ha contribuito a definire il modello del personaggio virtuale con una identità narrativa autonoma.

Si stima che nel 2024 il mercato dei VTuber valesse circa 2,5 miliardi di dollari, con proiezioni che indicano una crescita fino a circa 20 miliardi entro il 2035. Con numeri di questa portata è difficile parlare ancora di sottocultura di nicchia: si tratta piuttosto di una vera industria globale che ha dimostrato come un avatar digitale possa diventare un personaggio a tutti gli effetti, capace di generare interazioni, continuità narrativa e forte coinvolgimento emotivo.

Un worldbuilding diffuso

Henry Jenkins, il teorico che ha definito il concetto di transmedia storytelling, descrive questo fenomeno come un processo in cui elementi integrali di una fiction vengono distribuiti su più canali per creare un’esperienza narrativa unificata e coordinata. È ciò che accade, in poche parole, nei grandi universi cinematografici e seriali. Pensiamo ad esempio all’universo degli Avengers e dei comics in generale, oppure a quello di Star Wars, per citare alcuni dei casi più noti. In questi contesti l’universo narrativo viene progettato e gestito centralmente: esiste una produzione, uno studio o un gruppo di sceneggiatori che pianifica in anticipo lo sviluppo dei personaggi e l’ordine con cui i vari capitoli vengono distribuiti.

Nel caso degli avatar AI, tuttavia, c’è una differenza importante: la distribuzione non è sistematica ma emergente. Non esiste, per esempio, una figura che pianifichi a tavolino la posizione di ogni frammento della storia ma esistono decine, talvolta centinaia, di content creator che lavorano in parallelo, spesso senza coordinarsi tra loro, soprattutto nelle fasi iniziali. Molti di questi autori frequentano gli stessi spazi digitali ed utilizzano gli stessi strumenti creativi: social network e piattaforme video diventano quindi il terreno comune su cui queste narrazioni prendono forma.

In questo ambiente gli avatar iniziano a sviluppare storie che si estendono nel tempo e che, prima o poi, possono intersecarsi con quelle di altri autori. Trame e sottotrame si influenzano a vicenda e talvolta si intrecciano in modi inattesi. I plot twist non sono casuali ma sono decisi consapevolmente dagli autori stessi che uniscono le loro storie facendo interagire i propri personaggi in modo creativo e indipendente. Questa è una forma di worldbuilding che ricorda più la costruzione collettiva di un mito piuttosto che la produzione di un franchise tradizionale.

In termini economici il fenomeno è tutt’altro che marginale: se nel mondo dei VTuber si parla già di un’industria multimiliardaria, il mercato degli avatar generati con intelligenza artificiale nel 2025 è stato valutato in circa 9,7 miliardi di dollari, con proiezioni che superano i 140 miliardi entro il 2035.

La consistenza tecnica che rende tutto possibile

Esiste anche un prerequisito tecnico che ha reso possibile questo fenomeno: la consistenza del personaggio attraverso i modelli generativi di intelligenza artificiale. Se fino a pochi anni fa generare due immagini dello stesso personaggio con l’AI era quasi impossibile, con il tempo questo limite è stato progressivamente superato. Molte piattaforme di generazione riescono oggi a mantenere la coerenza di un volto, di una corporatura o di uno stile attraverso centinaia di immagini generate in contesti differenti. La stessa figura può essere mostrata con outfit diversi, in ambientazioni diverse e in situazioni emotive differenti, senza perdere la propria identità visiva.

È proprio questa stabilità tecnica che permette agli avatar di evolvere da semplici immagini generate a veri e propri personaggi riconoscibili nel tempo: quando un volto può apparire in più contesti mantenendo il proprio carattere, diventa possibile costruirgli attorno una storia che dia continuità al personaggio stesso.

Un caso recente: Cantoscena e Beatrice Brogio

Un esempio di questa dinamica narrativa è emerso proprio nelle ultime ore, durante la stesura di questo articolo, con la pubblicazione del nuovo singolo Il sesso nel futuro del progetto musicale Cantoscena, raccontato dal quotidiano Il Secolo XIX in un articolo dedicato.

Cantoscena è un progetto musicale che imita le sonorità della musica italiana tra gli anni Sessanta e Ottanta, accompagnandole con testi provocatori e una narrazione volutamente ambigua. Il progetto ha già raggiunto milioni di ascolti sulle piattaforme digitali e centinaia di milioni di visualizzazioni sui social.

La particolarità non sta soltanto nella musica generata con l’AI, ma nella costruzione narrativa che circonda i brani: secondo la storia raccontata dagli autori, le canzoni di Cantoscena sarebbero state scoperte nel 2025 all’interno di vecchi bauli ritrovati nelle soffitte di un castello senese, contenenti vinili e materiali appartenenti a un presunto movimento musicale d’avanguardia del passato.

Il nuovo singolo introduce la collaborazione con la cantautrice Beatrice Brogio. Anche questo personaggio, però, non esiste realmente: si tratta di un’altra identità artistica interamente costruita con strumenti di intelligenza artificiale, che attraverso post, video brevi sui social e la propria musica si racconta, con le aspirazioni e le difficoltà di una giovane artista emergente.

La relazione tra Cantoscena e Beatrice Brogio è stata sviluppata progressivamente attraverso contenuti pubblicati online: nei giorni precedenti all’uscita del brano, gli account social dei due progetti hanno simulato la scoperta del disco, la consegna di una delle poche copie rimaste e l’emozione del primo ascolto.

È proprio questo tipo di intreccio narrativo a rendere il caso interessante, poiché non si tratta semplicemente di un contenuto virale o di una trovata di marketing, ma di una storia che si sviluppa attraverso personaggi virtuali. In altre parole, stiamo parlando di una piccola narrazione che si inserisce perfettamente nella logica descritta nelle sezioni precedenti: personaggi virtuali che interagiscono tra loro, trame che si sviluppano e pubblico che ricostruisce il racconto attraverso frammenti sparsi nello spazio digitale con storie che e finiscono, prima o poi, per intrecciarsi.

È proprio da episodi come questo che nasce l’impressione sempre più diffusa che, attorno agli avatar e ai personaggi generati con l’intelligenza artificiale, stia prendendo forma qualcosa che somiglia ad un universo parallelo.

Alcuni esempi di plot twist

Oltre al sopra citato esempio di Cantoscena/Beatrice Brogio possiamo citare alcuni esempi, che sono solo la punta dell’iceberg:

  • MAIA e Zenithra si incotrano virtualmente piedi delle dolomini friulane per discutere di progetti inerenti al Synthalia
  • Kaede Nakamura e Mavi Elis, concorrenti del Synthalia 2026, si incontrano tenendo la bandiera con il logo del Synthalia
  • il gruppo di “La Musica Unisce” (LMU) è formato da diversi artisti indipendenti che, insieme, stanno portando avanti diverse iniziative facendo incontrare virtualmente i propri personaggi
  • Zenithra, Synthetic Jester e Alessandro Inverni in un pic nic a Pasquetta
  • Astra dei Neural Odyssey, Beatrice Brogio e Alessandro Inverni di Artisti Immaginari si incontrano a una festa virtuale
  • Alessandro Inverni e Zenithra si incontrano in una palestra

Cosa rende questo fenomeno nuovo

Worldbuilding distribuito e storytelling attraverso media diversi non sono concetti nuovi. Per decenni i fan hanno costruito universi condivisi attraverso fan fiction, roleplay e fan art. La differenza oggi riguarda soprattutto la barriera d’accesso, che si è drasticamente abbassata.

In passato creare un personaggio visivamente coerente e narrativamente articolato richiedeva competenze professionali in ambiti come illustrazione, animazione o produzione video. Oggi, grazie agli strumenti generativi, anche un singolo creatore può produrre un avatar credibile, dargli una voce, inserirlo in contesti diversi e sviluppare nel tempo una narrazione attorno a lui. Il worldbuilding, in altre parole, è diventato accessibile ad una platea molto più ampia di autori.

Questo non significa, però, che il fenomeno sia prodotto dall’intelligenza artificiale in sé. I modelli generativi sono strumenti potenti, ma rimangono strumenti. Possono influenzare l’estetica dei contenuti o far emergere alcuni archetipi ricorrenti, perché funzionano sulla base di pattern statistici appresi dai dati. In alcuni casi la somiglianza tra avatar generati da autori diversi può creare l’impressione di un universo condiviso anche quando non esiste alcun collegamento narrativo reale. Si tratta, tuttavia, di un effetto collaterale, non del motore del fenomeno. Il motore rimane la creatività umana: sono gli autori a costruire questo mondo e l’intelligenza artificiale fornisce gli strumenti di produzione, ma la direzione narrativa resta nelle mani di chi crea.

Come ha scritto il teorico del transmedia Costantino Roselli, nell’ecosistema digitale contemporaneo il ruolo del creatore non consiste più nel controllare rigidamente la narrazione ma nel progettare esperienze, seminare frammenti e aprire spazi in cui il pubblico possa entrare ed esplorare.

Alcune domande spontanee

Se il fenomeno continuerà a crescere, è inevitabile che emergano alcune domande nuove e interessanti. La prima riguarda l’autorialità: chi è realmente l’autore di un universo narrativo distribuito? Quando le storie di molti creatori indipendenti iniziano a intrecciarsi in modo coerente, diventa difficile attribuire la paternità della narrazione a un singolo individuo. Potrebbe trattarsi di una forma di autorialità collettiva ed emergente, in cui il racconto prende forma attraverso contributi molteplici che si influenzano a vicenda.

Un’altra questione riguarda il rapporto tra autore e personaggio. Dove finisce il personaggio e dove inizia l’autore? Con avatar sempre più realistici e caratterizzati, la distanza tra il creatore e la sua proiezione digitale tende progressivamente a ridursi. Questo apre interrogativi che la cultura digitale sta appena iniziando ad affrontare: questioni di identità, di autenticità e, in alcuni casi, anche di responsabilità. Quando un avatar diventa il volto pubblico di una narrazione e di un movimento, il confine tra rappresentazione e autore reale diventa sempre più sottile.

Un nuovo tipo di narrazione

Ciò che sta emergendo nell’ecosistema degli avatar AI ricorda, in fondo, una delle dinamiche più antiche della cultura umana: la costruzione di un mito. Storie che circolano, si trasformano e si arricchiscono passando da una voce all’altra.

La differenza è che oggi questo processo avviene alla velocità di internet e con strumenti che amplificano enormemente la capacità espressiva dei creatori. Non si tratta più soltanto di contenuti generati con l’intelligenza artificiale ma si intravede la possibile nascita di un immaginario condiviso: un universo parallelo che prende forma generazione dopo generazione, storia dopo storia.

A.Drago / Neural Odyssey

Bibliografia

JENKINS, H. (2006). Convergence Culture: Where Old and New Media Collide. New York: New York University Press.
Opera fondamentale che introduce e formalizza il concetto di transmedia storytelling, definito come: a process where integral elements of a fiction get dispersed systematically across multiple delivery channels for the purpose of creating a unified and coordinated entertainment experience.”

LARSMON, S. (2023). The Creative Convergence of Artificial Intelligence and Virtual Production in the Making of Transmedia Storytelling. Medium / Any One Thing.
Studio divulgativo sulla convergenza tra produzione virtuale, AI e narrazione transmediale. L’articolo riprende la teoria di Jenkins applicandola ai nuovi strumenti di creazione digitale e alle pratiche narrative emergenti nel contesto delle tecnologie generative.

BISWAS, N., VYAS, G. (2025). VTuber Market Size, Share & Forecast 2025–2035. Market Research Future.
Report di analisi sul mercato globale dei Virtual YouTuber (VTuber). Lo studio stima che il settore abbia raggiunto un valore di circa 2,54 miliardi di dollari nel 2024 e prevede una crescita fino a circa 19,95 miliardi entro il 2035, trainata dall’espansione dello streaming digitale, dall’utilizzo di avatar virtuali nell’intrattenimento online e dall’aumento delle piattaforme di contenuti interattivi.

GOPINATH, R. (2025). The VTuber Phenomenon in 2025: From Niche Fandom to Global Powerhouse. Medium.
Analisi dell’espansione economica e culturale del fenomeno VTuber. L’autore stima un valore dell’economia VTuber pari a 5,2 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita annua stimata intorno al 40%, evidenziando il passaggio da sottocultura online a industria globale dell’intrattenimento digitale.

ROSELLI, C. (2025). Why the Future Demands Transmedia Storytelling — And How AI Can Help Us Get There. Medium / Ntzns.
Riflessione sul ruolo del creatore nell’ecosistema narrativo contemporaneo. Roselli sostiene che nell’era digitale il compito dell’autore non sia più quello di controllare completamente la narrazione, ma di progettare esperienze narrative distribuite, seminando elementi che possano essere sviluppati dal pubblico e da altri creatori. The role of the creator is no longer to control the narrative, but to design experiences, plant fragments and open doors.

O BRIEN, J. (2026). The AI Avatar Generator Revolution: How Brands Are Building Virtual Identities at Scale. TechBuzz Ireland.
Analisi del mercato degli avatar generati tramite intelligenza artificiale. Il report stima un valore del mercato pari a circa 9,78 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita annuale del 30,9% rispetto all’anno precedente e proiezioni di espansione fino a circa 142 miliardi di dollari entro il 2035. L’articolo evidenzia l’adozione crescente degli avatar AI in marketing, entertainment e produzione di contenuti digitali.

KEERTHANA, S. (2026). The Architecture of Lore: How Transmedia Storytelling Built the World’s Most Engaged Community. Medium.
Analisi della struttura narrativa transmediale costruita attorno al BTS Universe, sviluppato da Big Hit Entertainment. L’articolo descrive come la lore del gruppo sia stata distribuita attraverso videoclip musicali, webtoon (Save Me), diari narrativi allegati agli album (The Notes) e piattaforme digitali interconnesse. Il pubblico è coinvolto nella ricostruzione della trama attraverso frammenti narrativi disseminati su più media.

CAPONE, E. (2026). Cantoscena, chi è e il nuovo singolo “Il sesso nel futuro”. Il Secolo XIX.
Articolo di approfondimento dedicato al progetto musicale Cantoscena, che utilizza strumenti di intelligenza artificiale per produrre musica e costruire una narrazione artistica attorno a personaggi virtuali. Il pezzo descrive il lancio del singolo Il sesso nel futuro e l’introduzione della figura di Beatrice Brogio, un’identità artistica anch’essa generata con AI. Il caso viene presentato come esempio di storytelling distribuito tra musica, social media e contenuti digitali, in cui personaggi virtuali interagiscono e sviluppano una trama progressiva attraverso i social.


Nota metodologica
Le riflessioni sul fenomeno degli avatar AI come universo narrativo parallelo e sui plot twist intenzionali tra personaggi digitali sono frutto di osservazione diretta dell’ecosistema creativo online da parte dell’autore e non derivano da una singola fonte bibliografica esistente: rappresentano l’ipotesi originale al centro dell’articolo.

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